Scoperte

Dai topi una possibile cura contro l’Alzheimer

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Alzheimer sconfitto nei topi con luci e suoni

Luci e suoni per sconfiggere l’Alzheimer. Uno studio condotto sui topi ha dimostrato che l’aiuto combinato di luce e suoni possono essere in grado di distruggere le placche responsabili dell’Alzheimer. Nei topi, utilizzati come animale modello della malattia, è stato riscontrato che hanno riacquistato nuovamente le funzioni cognitive perdute precedentemente. Il prossimo step per gli scienziati è quello di preparare i test da fare sull’uomo. Lo studio, condotto dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), è stato pubblicato sulla rivista Cell.

Il morbo di Alzheimer

La malattia dell’Alzheimer, chiamata anche morbo di Alzheimer, è stata descritta per la prima volta nel 1906 dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer, da cui prende il nome.
Si tratta della forma più comune di demenza, termine con il quale si indica, dal punto di vista medico, la perdita di memoria e di altre abilità cognitive. In genere si manifesta in età presenile, dopo i 65 anni di età, ma può anche presentarsi prima. Il morbo di Alzheimer non è infatti una malattia della vecchiaia. Spesso insorge anche tra i 40 e 50 anni di età.
Il primo sintomo che può presentarsi, e anche il più frequente, è quello di avere difficoltà a ricordare gli eventi più recenti. Con l’aggravarsi della demenza, gli altri sintomi che si manifestano sono il disorientamento, i cambiamenti di umore, la depressione e l’incapacità di prendersi cura di se stessi. Più il morbo di Alzheimer avanza, più i sintomi peggiorano. Si tratta di una malattia progressiva: da una perdita di memoria leggera si arriva ad avere difficoltà nella vita quotidiana di tutti i giorni. Il morbo di Alzheimer rappresenta inoltre una delle ragioni di morte del mondo: dopo la sua diagnosi si può vivere dai tre ai nove anni. A seconda dell’età in cui compare e dalle condizioni di salute, si può vivere anche di più.

Cosa causa l’Alzheimer a livello biologico

L’Alzheimer è causato da una diffusa distruzione di neuroni, causati da una proteina, chiamata beta-amiloide, che si deposita sui neuroni e che, fungendo da colla, ingloba placche e grovigli neurofibrillari. Questo comporta una diminuzione nel cervello di acetilcolina, neurotrasmettitore fondamentale per la comunicazione tra i neuroni. Questo porta velocemente alla perdita di memoria e di altre facoltà intellettive.

Un esperimento “sbalorditivo” sui topi

L’accumulo nel cervello della proteina beta-amiloide blocca i segnali elettrici tra le cellule. Questi segnali sono molto importanti per le produzione di onde cerebrali, necessarie per funzioni come la memoria, la percezione o l’attenzione. Nei topi, la stimolazione visiva e uditiva è riuscita a ricreare queste onde cerebrali, rimuovendo la placca in varie aree del cervello. Il risultato si basa su due esperimenti condotti dagli stessi ricercatori in precedenza: nel primo esperimento si era usata una stimolazione visiva mentre nel secondo una uditiva.
Il primo esperimento aveva ripristinato le onde cerebrali perse mentre nel secondo caso i topi erano riusciti a terminare un labirinto, che prevedeva l’utilizzo della memoria. Per questo motivo i ricercatori hanno deciso di utilizzare entrambe le stimolazioni. “E’ stato così sbalorditivo che intendiamo provare il trattamento sull’uomo“, sono state le parole del ricercatore che ha coordinato il progetto.

Assia
Giornalista, operatrice di un doposcuola specializzato in DSA e segretaria… di secondo nome faccio “multitasking” insomma, ma come diceva Darwin: “Sopravvive la specie più adatta al cambiamento”. Le uniche costanti nella mia vita sono la lettura, la mia famiglia e il mio cane Yuna…il resto è una meteora pronta a sfracellarsi.

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